In sintesi
- Un succession plan stabilisce, per ogni posizione chiave, chi può coprirla, quando sarà pronto e che cosa deve ancora sviluppare.
- Secondo il Board Index Italia 2024 di Spencer Stuart, il 59% delle prime 100 società quotate ha un piano di successione per l’Amministratore Delegato, ma solo il 16% ne ha uno strutturato di medio-lungo periodo.
- Il piano si costruisce in sei fasi: posizioni chiave, candidati, tavole di rimpiazzo, piani di sviluppo, governance, aggiornamento.
- Un piano che vive in un foglio di calcolo invecchia: va collegato alle posizioni e alle valutazioni già presenti in azienda.
Che cosa accadrebbe se domani venisse a mancare una figura chiave del tuo team? Il succession plan è la risposta preparata prima: per ogni posizione chiave indica chi può coprirla, in quanto tempo e con quale percorso di sviluppo. Questa guida è per la direzione HR e per il vertice aziendale che si avvicinano al tema: trovi che cos’è il succession planning, le fasi per costruire il piano, un modello da adattare e le domande più frequenti.
Succession planning: che cos’è?
Il succession planning è il processo con cui l’azienda individua le posizioni chiave e prepara le persone che potranno coprirle. Il suo prodotto è il piano di successione aziendale: un documento vivo, con nomi, tempi e azioni, rivisto almeno una volta all’anno.
Non riguarda solo l’amministratore delegato. Le posizioni chiave sono quelle la cui assenza blocca il business o lo espone a un rischio: un direttore di stabilimento, il responsabile di un mercato estero, uno specialista con competenze rare.
Perché il succession plan è una priorità
I dati sulle grandi società italiane indicano che il piano strutturato è ancora un’eccezione: nel campione Spencer Stuart, solo il 16% delle prime 100 quotate ha un piano di medio-lungo periodo per la successione dell’Amministratore Delegato. Per le società quotate «grandi», con capitalizzazione oltre un miliardo di euro, il Codice di Corporate Governance chiede al consiglio di definire un piano per la successione del chief executive officer e degli amministratori esecutivi e di verificare che esistano procedure adeguate per la successione del top management (art. 4, raccomandazione 24).
Un piano di successione serve a:
- ridurre il rischio di interruzioni operative quando una posizione chiave si libera;
- trattenere le persone ad alto potenziale, dando loro un percorso visibile;
- favorire la mobilità interna;
- orientare la formazione verso le competenze che serviranno davvero.
Come costruire un piano di successione aziendale: le sei fasi
1. Individua le posizioni chiave
Una posizione è chiave quando pesa molto nell’organizzazione e quando è critica da sostituire. Come si misura. Assegna a ogni posizione un peso (impatto su risultati, persone, budget) e un indice di criticità (rarità delle competenze, tempo di sostituzione, rischio di uscita del titolare), con criteri scritti. Incrocia i due valori in una matrice: le posizioni ad alto peso e alta criticità sono quelle su cui costruire il piano.
2. Definisci il profilo atteso di ogni posizione chiave
Per ogni posizione chiave scrivi le competenze richieste, il livello atteso e i requisiti obbligatori o preferenziali, per esempio un titolo di studio o l’iscrizione a un albo. Il profilo atteso viene dalla mappa delle competenze dell’azienda: se manca, la guida sulla skill gap analysis spiega da dove partire.
3. Individua e valuta i candidati
Per ogni posizione chiave individua due o tre candidati interni. Che cosa registrare. Per ciascuno: performance recente, potenziale, prontezza (pronto ora, entro uno o due anni, oltre) e posizione in graduatoria. La performance viene dalla valutazione annuale, costruita su una scheda di valutazione dei dipendenti confrontabile nel tempo.
4. Costruisci le tavole di rimpiazzo
La tavola di rimpiazzo (replacement table) mette in fila, per ogni posizione chiave, il titolare e i candidati con la loro prontezza. Che cosa ti dice. Le posizioni senza nessun candidato pronto entro due anni sono il rischio principale: richiedono un piano di sviluppo urgente o una selezione esterna.
5. Apri i piani di sviluppo
Per ogni candidato, un piano con le competenze da sviluppare, le azioni (formazione, affiancamento, mentoring, incarichi su progetti, job rotation) e le date. Il piano mostra i passaggi mancanti verso la posizione obiettivo e i tempi stimati.
6. Stabilisci la governance e aggiorna il piano
Chi decide. La direzione HR prepara il piano; il vertice aziendale lo approva per le posizioni di primo livello. Nelle società quotate interviene il consiglio di amministrazione. Quando si aggiorna. Almeno una volta all’anno, dopo la valutazione, e a ogni evento rilevante: una riorganizzazione, l’uscita di un candidato, la creazione o l’eliminazione di una posizione. Riservatezza. Decidi prima chi vede il piano e se i candidati ne sono informati.
Un modello di piano di successione
| Posizione chiave | Peso · criticità | Titolare | Candidato | Performance | Potenziale | Prontezza | Competenze da sviluppare | Azioni e date |
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| Responsabile mercato estero | Alto · alta | Candidato 1 | Entro 1 anno | |||||
| Candidato 2 | Entro 2 anni | |||||||
| Direttore di stabilimento | Alto · media | Candidato 1 | Pronto ora |
Usa una riga per candidato. Una posizione con una sola riga, o con tutti i candidati «oltre due anni», è una posizione scoperta.
Errori frequenti
- Limitare il piano al vertice. Le posizioni critiche sono spesso tecniche, non solo manageriali.
- Scegliere i candidati per anzianità. Prontezza e potenziale contano più degli anni in posizione.
- Un foglio di calcolo aggiornato una volta. Dopo una riorganizzazione il piano punta a posizioni che non esistono più.
- Nessun piano di sviluppo. Un nome in una tavola di rimpiazzo non prepara nessuno.
Tecnologia e cultura: che cosa serve davvero
La tecnologia da sola non basta. Una strategia di successione solida si fonda su:
- coinvolgimento del vertice: la sponsorship attiva della direzione lega il piano alla strategia;
- trasparenza del processo: regole chiare su come si diventa candidati rafforzano la fiducia;
- formazione mirata: i futuri responsabili si preparano oggi, con percorsi su visione strategica e capacità decisionale.
La tecnologia serve a tenere il piano collegato alla realtà. Sulla piattaforma Alveria la successione usa dati che l’azienda raccoglie già per altri processi: posizioni e loro collegamenti, valutazioni delle competenze e delle performance, CV interni, requisiti. Peso e criticità sono attributi della posizione, con la loro storia. Per ogni candidato performance, potenziale e prontezza restano nel suo dossier, e il piano segue i cambi di organizzazione invece di restare fermo alla struttura dell’anno in cui è stato scritto.
Un esempio. Un’azienda deve preparare i futuri responsabili di un grande mercato estero. Il percorso previsto passa dal marketing, poi dalla rete commerciale come responsabile di area, poi dalla guida di un mercato più piccolo. La direzione HR definisce le posizioni del percorso. Da lì individua le persone che oggi ne occupano una e, per ciascuna, i passaggi mancanti e le competenze da sviluppare.
Per collegare il piano al ciclo di valutazione, leggi la guida Performance management: che cos’è e come costruire un sistema che funziona.
Domande frequenti
Qual è la differenza tra succession plan e piano di carriera?
Il succession plan parte dalla posizione: chi può coprirla. Il piano di carriera parte dalla persona: verso quale posizione può crescere e con quali passaggi. I due si incontrano quando una persona in un piano di carriera diventa candidata per una posizione chiave.
Quanti candidati servono per ogni posizione chiave?
Due o tre, con prontezze diverse: uno pronto a breve e uno o due su un orizzonte più lungo. Un solo candidato espone al rischio che esca o cambi percorso. Lo stesso nome su molte posizioni indica invece che il bacino di candidati è troppo stretto.
I candidati devono sapere di essere nel piano?
Dipende dalla cultura aziendale e dalla posizione. Informare il candidato rende più efficace il piano di sviluppo, ma crea aspettative. Molte aziende comunicano il percorso di sviluppo senza nominare la posizione obiettivo. La regola va decisa prima e applicata a tutti.
Prepara oggi chi coprirà le posizioni chiave
La continuità non si gioca nel momento dell’urgenza, ma nella preparazione. Scopri succession planning nella pagina successione e carriera.
















